Una canna per cuocere astici e aragoste senza farli soffrire!

Una canna per cuocere astici e aragoste senza farli soffrire!

Cuocere crostacei vivi in acqua bollente. È considerato il miglior metodo di cottura possibile per astici e aragoste, ma è anche uno di quelli più contestati dagli animalisti di tutto il mondo, che accusano chef e amanti della buona tavola di essere eccessivamente crudeli. In tutto l'Occidente è sempre più comune trovarne menzione in leggi contro il maltrattamento degli animali, come in Svizzera dove è obbligatorio, da oltre un anno, stordire gli animali con una scarica elettrica prima di cuocerli. Leggi istituzionali che si affiancano a idee e metodi più o meno innovativi, come quello "brevettato" da una cuoca statunitense, a base di marjiuana.

Lei è Charlotte Gill, del leggendario Lobster Pound di Charlotte nel porto di Southwest. Un luogo non casuale, data l'importanza e la fama delle "aragoste del Maine" (nome "comune" dell'astice americano), vero e proprio piatto simbolo di questo Stato tra Canada e Usa. "Ho detto un clamoroso sì", ha raccontato la chef ad alcuni giornali americani, tra cui il New York Times, "quando mi hanno proposto di essere la prima ad utilizzare questo metodo" che permette, stando ai dati esposti dalla Gill, all'animale di avere lo stordimento tipico di chi assume stupefacenti, e quindi di poter essere immerso in acqua senza dolore e senza stress. Dichiarazioni che ovviamente le hanno portato molta pubblicità, ma anche tante polemiche, non tanto per lo scetticismo di chi non crede che le aragoste abbiano "i ricettori neurali adatti" per recepire la sostanza, ma soprattutto per eventuali ricadute sullo stato fisico e mentale dei consumatori. E sulla legittimità del trattamento. 

Un problema, quello dello stop legislativo, che al momento la proprietaria del ristorante non si pone, e sul quale anzi è piuttosto fiduciosa. "Ho preso questa scelta - racconta in una dichiarazione pubblica sul sito del suo ristorante - perché penso che la vita sia sacra, in ogni sua forma, e che se dobbiamo "prendere" una vita, allora lo dobbiamo fare nel modo più misericordioso possibile". Un atto d'amore verso gli animali quindi, stando a quanto scrive, un modo per unire la volontà di non fare - troppo - male e le necessità del suo business. E a chi le chiede, o le ha chiesto, un commento proprio sul veto che, di fatto, esiste nella legge americana di "somministrare cibo che sia stato in qualche modo trattato con la marijuana", risponde che "i legislatori, ad oggi, non hanno nessuna evidenza scientifica che un'aragosta, o qualsiasi altro animale, così trattata sia dannoso per l'uomo". E si auspica che "le pratiche che prevedono l'uso alimentare della sostanza, diventino degli standard industriali". Speranza che, sottolinea, non è solo un modo naif di vedere la cucina, ma che è basata "su delle ricerche scientifiche", di cui posta alcuni link per chi volesse informarsi". Chiudendo poi, ben decisa a continuare la sua battaglia, con un invito "ai maggiori scienziati del mondo", di studiare e provare che "la marijuana non fa male all'uomo, ma fa bene all'animale che la ingerisce". 

Fonte: Repubblica Sapori

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